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Martedì, 25 aprile 2017 ore 19.30

Allg. Lesegesellschaft, Münsterplatz 8, Basilea

 

 

 

Conferenza del Prof. Dr. Salvatore Silvano Nigro

Salvatore Silvano Nigro si è laureato in Lettere presso l’Università di Catania. È stato critico militante di «Paese Sera» e redattore, presso la casa editrice Laterza, degli Scrittori d’Italia (diretti da Folena) e della Letteratura italiana. Storia e testi (diretta da Muscetta). Collabora al domenicale del «Sole 24 Ore». È stato fellow a I Tatti della Harvard University. Ha insegnato a Parigi (alla Sorbonne e all’École Normale Supèrieur), a Tours (Université Rabelais), a New York (New York University), a Bloomington (Indiana University), a Pisa (Scuola Normale Superiore). Nel 2002 la Chicago University gli ha conferito una laurea honoris causa. Si è occupato di Dante, di novellistica e predicazione nel Quattrocento e nel Cinquecento, di letteratura e arti figurative nel Cinquecento, della letteratura barocca, di Alessandro Manzoni, delle avanguardie novecentesche, della narrativa contemporanea e del lavoro editoriale. Ha collaborato alla Letteratura italiana, diretta da Alberto Asor Rosa per Einaudi; al Romanzo, diretto da Franco Moretti; agli Annali della Storia d’Italia; e alla Storia dell’arte sempre per Einaudi. Per Sellerio ha curato le opere di Mario Soldati e di Giuseppe Bonaviri; cura, sempre per Sellerio, i romanzi di Andrea Camilleri. Per Adelphi cura gli scritti inediti di Giorgio Manganelli. I suoi libri sono stati tradotti in varie lingue. Ha vinto il Premio Brancati nel 1996 e il Premio Dessì nel 2012.Fa parte della giuria del Premio letterario Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

  

Andrea Camilleri: una festa per i lettori
Narratore come pochi, Andrea Camilleri è anche un evento: una festa per i lettori. Racconta delle storie. E con voce larga e fonda apre spazi scenici. I suoi romanzi sono voce su carta, pura rappresentazione: «teatri» ai quali assicura realtà di scorci, e sonorità, quella lingua d’invenzione che non è un incesto (filologico, chimico, accademico) di lingua e dialetto, ma la parlata felicemente viva e fluente nel mondo strutturato di Vigàta e nelle sue ordinarie recite all’improvviso: senza copioni e senza palchi. Camilleri si sgranchisce le gambe passeggiando liberamente nei campi aperti della letteratura, renitente alle regole che imporrebbero un colore specifico al genere di romanzo prescelto; e distinzione tra saggio storico, racconto, cronaca, denuncia, e pamphlet. Camilleri ha scelto l’indistinzione. Disorienta i generi letterari. Come storico, che dà forma narrativa alle sue indagini, frequenta gli anfratti poco cartografati dalla storiografia: i tanti hic sunt leones della carta d’identità della nazione. Come cronista di Vigàta, scrive il giornale, il diario di bordo di una navigazione a vista dentro le disfunzioni, gli abusi, i crimini, le collusioni delinquenziali, le intimidazioni mafiose, la corruzione, le truffe, i guasti morali, politici, istituzionali, di un paese fin troppo reale dentro la finzione romanzesca.